OGM: ACLI, «SULLA BIOPOLITICA SI RISPETTI LA SENSIBILITA' POPOLARE»

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«Come sul referendum sulla procreazione assistita, prevalga il principio di precauzione»

Roma, 13 novembre 2007 - «Nelle questioni riguardanti la biopolitica - il rapporto sempre più stretto tra scienza e vita - non si può passare sopra la testa dei cittadini. La sensibilità popolare va sempre rispettata, come fu per il referendum sulla procreazione assistita. Il principio di precauzione deve essere il criterio guida per ogni tipo di sperimentazione. Scienza ed economia, se occorre, facciano un passo indietro, a servizio dell'uomo»Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani intervengono con un commento del presidente Andrea Olivero nella giornata di presentazione del bilancio della Consultazione nazionale su Ogm e modello di sviluppo agroalimentare, promossa dal 15 settembre al 15 novembre dalla Coalizione ItaliaEuropa - liberi da Ogm, cui le Acli hanno dato un contributo importante sul territorio.

«E' stata un'esperienza di mobilitazione straordinaria - ha commentato Olivero - sia per numero di firme raggiunte, sia per la rappresentatività delle realtà coinvolte e presenti nella coalizione. Un esempio di democrazia partecipativa che contraddice nei fatti i teorici dell'antipolitica. E' chiaro che nelle questioni che toccano sempre più da vicino la vita delle persone, i cittadini vogliono essere ascoltati e la politica ha l'obbligo di farlo»

«E' stata una battaglia d'avanguardia - precisa il presidente delle Acli -. L'orientamento di fondo della campagna è volto a coniugare libertà e responsabilità, sviluppo ed etica del limite, secondo un principio di precauzione sul quale convergono ormai le diverse sensibilità laiche e religiose». E a chi sostiene che gli ogm darebbero un contributo determinante alla lotta contro la fame nel mondo, Olivero replica: «E' vero semmai il contrario. Un utilizzo estensivo di colture ogm provocherebbe un impoverimento della biodiversità e inciderebbe negativamente sulla tipicità e le produzioni dei Paesi poveri. Ma soprattutto, la fame nel mondo si combatte con la corresponsabilità dei popoli e delle persone, non con le deleghe in bianco alla scienza e all'economia. Il cuore delle sviluppo è sempre l'uomo e il suo territorio, non la tecnologia».

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