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    Guinea Equatoriale, il perché della sua povertá

    Von Stefano Comi | 13.März 2009

    Lettera di Fernando Gamboa

    Traduzione dall’originale di Isabella Andina per Il Derviscio

    Il Presidente Teodoro Obiang Nguema ha studiato all’Università di Navarra (dell’Opus Dei).

    Alloggiava in una pensione della via Martin Azpilicuenta del quartiere di San Juan de Pamplona.

    Ciò che viene esposto di seguito rivela quello che è capace di fare l’avidità umana.

    Per coloro che non mi conoscono, mi chiamo Fernando Gamboa e qualche mese fa ho terminato una nuova novella di avventure intitolata “Guinea” che è stata messa in vendita lo scorso mese di ottobre (Edizioni El Andén).

    Il motivo di questo messaggio è il desiderio di condividere, con il maggior numero di persone possibile, e non solo con quelle che acquisteranno la mia novella, tutto ciò che ho scoperto nei mesi di indagini che hanno preceduto la stesura del mio libro.

    Ciò che esporrò di seguito, pur potendo sembrare esagerato o tendenzioso (se non semplicemente incredibile), è rigorosamente vero, e può essere testimoniato dalle fonti che cito.

    Penso che pochi conoscano un piccolo paese chiamato Guinea Equatoriale, ancora meno persone saprebbero dove individuarlo nella mappa dell’Africa, e si potrebbero contare coloro che ricordano che, fino a esattamente 40 anni fa, gli abitanti della Guinea Equatoriale erano cittadini spagnoli (a quel tempo la Guinea Equatoriale era una provincia in più della Spagna, incastonata nella costa africana del Golfo della Guinea era chiamata “la perla d’Africa”…).

    Oggi, 4 decenni dopo la sua indipendenza, sotto il giogo dittatoriale della famiglia Obiang Nguema e con il beneplacito delle grandi potenze le cui industrie sfruttano i suoi giacimenti di petrolio e spogliano le sue riserve di legname, la Guinea Equatoriale è diventata uno dei paesi più sottosviluppati e corrotti del mondo e il suo popolo uno dei più terrorizzati, per mano del suo proprio governo.

    L’attuale Presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema, che da 29 lunghi anni è al potere dopo aver giustiziato il precedente Presidente Francisco Macìas (suo zio, altro assassino), ha saccheggiato, derubato e assassinato sistematicamente fino a limiti inconcepibili, ammassando una fortuna che lo trasforma in uno degli uomini più ricchi del pianeta, in uno dei paesi più poveri d’Africa.

    Anche se, per essere precisi, non si può dire che il paese di per sé sia povero, in quanto possiede una delle maggiori riserve petrolifere del continente, i cui benefici di sfruttamento apportano al regime guineano migliaia di milioni di Euro.

    Ciò che accade è che la famiglia Obiang trattiene per sé ASSOLUTAMENTE TUTTO ciò che pagano i Governi e i petrolieri stranieri (soprattutto nordamericani e cinesi) per i diritti di estrazione.

    Ma, anche se può sembrare falso, la famiglia Obiang non si limita a trattenere questa ingente quantità di denaro, ma – oltre a questo – si dedica a impossessarsi di proprietà private (si sono appropriati all’incirca della metà dei terreni edificabili del paese, e non li hanno pagati un centesimo), salari (molti lavoratori devono versare alla famiglia del Presidente gran parte di ciò che guadagnano), attività dei Guineani non affini al governo o alla famiglia Obiang (che in fin dei conti è la stessa cosa), la cui meschinità arriva al punto di spogliare impunemente e capricciosamente i suoi impoveriti compatrioti da qualsiasi bene che posseggono, senza giustificazione alcuna.

    Teodoro Obiang e il suo clan governano la Guinea Equatoriale come lo farebbe uno schiavista nella sua hacienda. Per loro, i cittadini Guineani sono schiavi a loro disposizione, e il paese una tenuta privata da saccheggiare senza dover render conto a nessuno.

    Nonostante il fiume di soldi che scorre da questo sfortunato angolo d’Africa, i suoi abitanti non dispongono di servizi sanitari, educazione, sicurezza o giustizia.

    Per esempio, di fronte a qualsiasi emergenza medica, l’ospedale di Malabo è l’unica possibilità di assistenza, ma, questo sì, a determinate condizioni, come per esempio: pagare la degenza e le cure in anticipo e, inoltre, portare con sé tutto il necessario per la degenza e le cure… (e, dicendo “tutto”, mi riferisco a TUTTO: dalle siringhe o medicine necessarie, al cuscino, alle lenzuola, al cibo). Senza andare troppo lontano, quando sono stato in Guinea qualche anno fa, per far effettuare alla mia compagna un’analisi del sangue il metodo di prelievo consistette nel praticarle un taglio nella mano con un pezzo di vetro.

    Ma, per quanto inaccettabile possa risultare, questo è solo l’inizio, e neanche la parte peggiore.

    Ciò che trasforma Teodoro Obiang (conosciuto come “Il Capo”) e i suoi servitori, non solo in ladri, ma anche in pericolosi criminali, è la politica degli arresti arbitrari, carcerazioni ingiustificate, torture ed assassinii commessi contro i propri cittadini.

    Si calcola che, durante il suo mandato, l’attuale governo guineano abbia sterminato niente di meno che il 10% della popolazione del paese, e una quantità indeterminata è sparita o si trova in carcere illegalmente e senza aver preventivamente avuto un processo.

    Secondo le ultime informazioni di Amnesty International, le persone arrestate dalla polizia e dall’esercito vengono sistematicamente torturate con metodi brutali come mutilazioni, rotture di ossa, stupri e scariche elettriche nei genitali o, attenzione: infilzare con forchette la vagina delle prigioniere.

    E per chi ama dati e statistiche imparziali, eccone alcuni:

    - la Guinea Equatoriale produce 400.000 barili di petrolio al giorno;

    - esporta quasi 1.000.000 di metri cubi di legname tropicale all’anno;

    - la sua rendita pro-capite la colloca al 38mo posto nella graduatoria mondiale (al di sopra del Kuwait e dell’Arabia Saudita);

    - in cambio, nell’indice di sviluppo umano dell’ONU, occupa il 121mo posto;

    - nella corruzione, secondo Transparency International, occupa il 151mo posto su 163;

    - la speranza di vita è di soli 43,3 anni, secondo Amnesty International;

    - l’élite governante possiede all’incirca il 98% della rendita nazionale;

    - l’80% della popolazione vive con meno di 20 Euro al mese;

    - il governo di Obiang ha trasformato la Guinea Equatoriale nel centro di traffico della droga dell’Africa Occidentale.

    Teodoro Obiang ha vinto le ultime elezioni con il 99,5% dei voti. I 13 partiti politici autorizzati erano formati da membri del governo.

    In una recente visita negli Stati Uniti, la Segretaria di Stato Condoleezza Rice descrisse Obiang come “buon amico”.

    Nel luglio del 2003, la radio statale della Guinea Equatoriale annunciò che “Il Presidente è un Dio che è in contatto permanente con l’Onnipotente, e può uccidere chiunque senza che nessuno ne chieda la ragione e senza andare all’inferno, perché lui è Dio in persona”.

    E ciò che rende questa comune vergogna per me ancor più dolorosa, è che il popolo guineano, uno dei più amabili, ospitali e generosi che abbia mai conosciuto, sia stato, come ho citato all’inizio, parte integrante dello Stato Spagnolo.

    La calpestata e negligente decolonizzazione della Guinea Equatoriale da parte della Spagna nel 1968, è l’origine dell’inammissibile situazione che attualmente soffrono i guineani e alla quale oggi assistiamo con assoluta indifferenza e disamore.

    Ma dobbiamo ricordare che la popolazione della Guinea Equatoriale non solo continua a parlare il castigliano, ma anche molte delle sue abitudini, celebrazioni e tradizioni continuano ad essere le stesse delle nostre.

    I loro figli cantano le stesse canzoni che cantano i nostri figli a scuola, le loro barzellette sono le nostre, persino le parolacce sono le stesse. Sono, per così dire, dei cugini prossimi dei quali ci siamo completamente scordati, una parte della nostra famiglia della quale ci siamo disinteressati, lontani e a volte complici di un castigo che in nessun modo meritano.

    Perché probabilmente, mentre leggi questo messaggio, un’anziana donna agonizzante per la malaria chiede un medico che non arriverà mai, un bambino domanda dove sono i suoi genitori scomparsi, una donna implora Dio che la faccia morire mentre viene violentata e torturata selvaggiamente in un commissariato. E, ogni giorno, la Guinea Equatoriale sprofonda sempre di più nelle tenebre.

    Ogni giorno la nostra ignoranza ci rende un po’ più colpevoli.

    Ogni giorno conta. Una volta qualcuno ha detto: “L’unica cosa che necessita il male per trionfare è che gli uomini buoni non facciano niente”.

    Chissà che questo sia un buon momento per verificare che tipo di uomini e di donne siamo in realtà.

    E, se in questo istante ti stai domandando “D’accordo, ma che cosa posso fare io…? Questo accade molto lontano…”.  Si certo non possiamo dire che tu sia sulla buona strada.

    Ed è perciò che sarà molto difficile cambiare le cose in breve tempo nella maltrattata ma ancora bellissima Guinea Equatoriale.

    E, comunque, sì, c’è qualcosa che possiamo fare per quella gente: far correre la voce.

    Questi dittatori da operetta possono perdurare solo grazie alla disinformazione del resto del mondo sui misfatti che commettono.

    Quante più persone verranno a sapere ciò che accade, e perché accade, più probabilità ci sono che un giorno, forse non molto lontano, si riesca ad essere un numero sufficiente per dire basta.

    Ma questa lettera è solo il primo passo, adesso tocca a te fare il successivo, facendo in modo che arrivi al maggior numero di persone possibile.

    Se credi che questa lotta abbia un senso e desideri aggiungere il tuo granello di sabbia, rispedisci questo messaggio a tutti i tuoi contatti.

    Grazie per il tuo tempo e per il tuo aiuto.

    Fernando Gamboa

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