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Crisi finanziaria e finanza islamica.
Von Daniel Neun | 11.Oktober 2008
Esiste la possibilitá di una finanza ed un’economia alternativa?
L’Antico testamento proibisce l’usura, Gesú cacció i cambia valuta dal Tempio e il Corano vieta la “riba”, gli interessi sul credito. Se banchieri e manager dell’alta finanza si fossero tenuti alle regole elementari che scaturiscono da principi tanto semplici come questi, una crisi finanziaria non ci sarebbe stata. Eppure c’è chi si ostina a ripetere come un mantra che “libri scritti mille e piú anni fa non possono essere il fondamento col quale risolvere i problemi della societá e dell’uomo moderno”.
Quaquaraqua con sale e limone.
A differenza delle altre religioni, l’Islam ha sviluppato nei secoli regole economiche e finanziarie direttamente ispirate alle Scritture e alle regole della “Sharia” (Sharia = sentiero verso la fonte). Proviamo a vederne i fondamenti.
Intanto, come giá detto nella premessa, sono vietati gli interessi sui crediti. Ció significa che il denaro non puó essere accantonato e crescere e moltiplicarsi senza che a questa crescita corrisponda un valore reale. Se avete comperato una mela al prezzo di venti centesimi e la rivendete a venticinque, è il valore della mela ad essere cresciuto a causa del trasporto, della conservazione, della confezione e del vostro lavoro, quindi un valore reale. Se i venti centesimi li avete prestati al contadino e ne volete riavere venticinque “qualunque cosa accada”, vale a dire sia che il raccolto sia stato buono sia che le cose siano andate male al punto da comprometterne persino l’esistenza, questa è riba, interesse sul credito, e quindi vietata. Allora come funziona una banca islamica? Ci sono tre filoni fondamentali che regolano il prestito.
Il primo si chiama mudaraba. In questo tipo di contratto il “prestatore di denaro” ( rabb-ul-mal ), ad esempio la banca, fornisce il capitale mentre il “debitore” (mudarib ), artigiano, contadino o commerciante fornisce il proprio lavoro. Nel caso di insuccesso, la parte che ha fornito il capitale perde i propri fondi e il socio ( mudarib ) non è corresponsabile. Dato il rischio elevato dei contratti mudaraba, per tale tipo di investimento le banche islamiche investono generalmente in progetti a breve termine, come l’acquisto di materie prime e le operazioni di import-export. Nel caso siate voi a portare i vostri risparmi alla banca, allora vi assumerete il ruolo di rabb-ul-mal e la banca sará il vostro mudarib. A sua volta la banca userá i vostri capitali in veste di rabb-ul-mal prestandoli ai propri clienti per le loro attivitá commerciali. Se queste avranno successo, tutti e tre i protagonisti di questa vera e propria societá di interesse, ricaveranno un guadagno nella misura pattuita nei rispettivi contratti. Guadagno che resta quindi variabile perché legato a tutti i rischi dell’operazione e che rimane legato al valore di beni reali a differenza dell’interesse sul credito che resta una tariffa fissata in precedenza “qualunque cosa accada” e che quindi metterá sul lastrico il debitore in caso di insuccesso e alimenterà l’inflazione aumentando il prezzo della merce senza corrispondere un servizio o un bene reale.
La seconda possibilitá è quella del prestito cosiddetto musharaka. Questo è un finanziamento sotto forma di partecipazione dove, a differenza dei contratti di mudaraba, le due parti contraenti apportano entrambe quote di capitale. La ripartizione dei futuri utili è fissata al momento della conclusione del contratto e, in caso di insuccesso, le perdite sono ripartite proporzionalmente alle quote di capitale investite dai contraenti. Anche in questo caso, la remunerazione per il capitale investito non è predeterminato (interessi) ma resta variabile a seconda del successo dell’operazione.
La terza possibilitá è la cosiddetta murabaha. Questo è un tipo di finanziamento a costo aggiuntivo (o compravendita con margine di profitto) dove la banca acquista dei beni contro la promessa del cliente di comprarli alla consegna, a un prezzo maggiore di quello d’acquisto. Il costo del fatturato deve riflettere un costo “reale”, cioè il prezzo di mercato del bene acquistato, a cui viene aggiunto un margine di profitto per i servizi della banca. In sostanza la banca funge da “grossista” che vi rivende a rate senza interessi la merce acquistata a un prezzo che le consente un guadagno (bai’ muajjal).
(Da: Islam e finanza, edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli)
Secondo un Hadith (la tradizione relativa agli atti, parole o atteggiamenti del Profeta Mohammed, su di Lui la pace), gli agricoltori di Medina si erano lamentati della pratica dei grossisti che consisteva nel prenotare la produzione, soprattutto di datteri, in cambio di crediti per poi, al momento della consegna, “tirare” sul prezzo lasciando poco o nessuno margine di guadagno ai produttori che avevano cosí grosse difficoltá a restituire le somme ricevute. Alle loro lamentele il Profeta (la pace sia con Lui) rispose: “Chi anticipa denaro in cambio di qualcosa che verrá consegnato successivamente dovrebbe anticipare il denaro in cambio di una certa quantitá, espressa in peso, per un dato termine di consegna”. (Bukhari, Kitab al-Salam, Bab al-Salam fi Wazan Ma’lum). Questo permetteva di mettere gli agricoltori al riparo da un eventuale crollo dei prezzi e di calmierare il mercato in caso di speculazioni al rialzo. Questo Hadith, noto col nome di Hadith del bai’ Salam, è la base delle regole che determinano il comportamento degli investitori musulmani in borsa. Anticipare il denaro per una quantitá prefissata di merce significa tagliare decisamente le gambe alla speculazione, perciò al musulmano è permesso di investire in azioni ma non in opzioni o derivati. Inoltre le societá nelle quali si vuole investire non devono avere obbligatorietà (debiti) superiori al trenta per cento del bilancio, non è permesso investire in titoli finanziari (cioè di istituti che guadagnano grazie agli interessi sui crediti, (riba), quindi niente banche convenzionali, niente assicurazioni. Vietate sono le societá che guadagnano grazie alla pornografia, il gioco d’azzardo, l’alcool, la carne di maiale e tutto ció che è vietato dal Corano. Al momento in cui è stato reso noto al vasto pubblico che siamo nel pieno di una crisi finanziaria internazionale, ci è stato detto che responsabili sarebbero i piccoli risparmiatori americani che non sono piú in grado di pagare il mutuo della casa a causa dell’aumento degli interessi. E giá questo, in una societá dove gli interessi sono vietati, non sarebbe potuto accadere. Ma, stranamente, a fronte della crisi, i primi provvedimenti presi dagli organi di controllo delle borse di mezzo mondo(Germania, Italia, Gran Bretagna, USA, Australia, Canada, Taiwan, Portogallo, Irlanda, …), sono stati quelli di vietare le cosiddette vendite allo scoperto. “Vendere allo scoperto” significa che avete acquistato un gran numero di opzioni “put” e che ora siete interessati ad un crollo del corso azionario per realizzare plusvalore decine di volte superiore alla somma investita e per questo vendete azioni che non possedete. Operazione impossibile nella finanza islamica dal momento che il denaro puó essere investito solo in attivitá che abbiano alla base un valore reale espresso in merci o servizi. Dietro alle opzioni e alle vendite allo scoperto non c’è null’altro che una scommessa sul fumo o sulla direzione del vento. Allora, se responsabili della crisi sono i piccoli risparmiatori americani, perché gli organi di controllo vietano ora le vendite allo scoperto e non i mutui? Semplice. I piccoli risparmiatori americani non c’entrano nulla, i loro mutui sono assicurati da societá di riassicurazione che pagano in caso di morosità. La crisi è invece alimentata dal sistema perverso basato sui crediti ad interesse e sulla speculazione selvaggia dietro la quale non esiste nessun bene, nessuna merce, nessun servizio. Quando la bolla della speculazione è diventata enorme e la quantitá di capitale investito in queste scommesse raggiunge cifre tali da prosciugare la liquiditá delle banche, la bolla scoppia, le banche falliscono, la borsa crolla e il resto è la cronaca di questi giorni. I piccoli risparmiatori americani sono il capro espiatorio inventato al momento per distogliere la nostra attenzione dai veri responsabili. Una polpetta al sonnifero e niente piú. Il Presidente della federazione tedesca, Horst Köhler, si è pronunciato pubblicamente contro la “brama senza inibizioni” dei banchieri, non contro i piccoli risparmiatori americani. Horst Köhler sa di cosa parla. Dal 2000 al 2004 è stato presidente del Fondo Monetario Internazionale dopo una lunga carriera nelle posizioni piú ambite di banche, casse di risparmio e ministero delle finanze. Possiamo quindi affermare senza tema di essere smentiti che le crisi periodiche sono insite all’attuale sistema bancario e finanziario che lascia porte e finestre aperte ad ogni possibilitá speculativa, irragionevole e piratesca. Le alternative sono possibili e queste sono intrinseche alla ragione degli uomini di buona volontà e nella semplicitá dei messaggi dei Saggi di ogni epoca. Purtroppo viviamo in un tempo in cui ogni accostamento alla ragione o alla ragionevolezza viene compensato con risolini di commiserazione e al solo accenno alla religione e ai suoi valori, siamo destinati al confino dal mondo reale, concreto e politicamente corretto della banda che ha lavato e condizionato i nostri cervelli e i nostri cuori. Se non avremo altre possibilitá, staremo seduti sulla riva del fiume ad aspettare che la corrente trasporti i loro cadaveri. In questi giorni turbolenti giá ne sentiamo la puzza.
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