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Turchia: la paura del velo islamico.
Von Daniel Neun | 7.Juni 2008
Come il mito della divisione fra Stato e Chiesa si traduce in persecuzione dello Stato nei confronti della Chiesa.
“Ho serie ragioni per credere che il pianeta da dove veniva il piccolo principe é l’asteroide B 612. Questo asteroide e stato visto una sola volta al telescopio da un astronomo turco. Aveva fatto allora una grande dimostrazione della sua scoperta a un Congresso Internazionale d’Astronomia. Ma in costume com’era, nessuno lo aveva preso sul serio. I grandi sono fatti cosí. Fortunatamente per la reputazione dell’asteroide B 612 un dittatore turco impose al suo popolo, sotto pena di morte, di vestire all’europea. L’astronomo rifece la sua dimostrazione nel 1920, con un abito molto elegante. E questa volta tutto il mondo fu con lui.” (Antoine de Saint Exupéry)
Come si vede non si tratta di un problema nuovo nato all’indomani dell’11 settembre dove qualcuno vuole far cominciare la storia moderna. La decisione della Corte Costituzionale Turca, che ieri con nove voti a favore su 11 ha ripristinato il divieto del velo rendendo carta straccia la legge promossa il febbraio scorso dal partito di governo dell’Akp, ha un effetto dirompente: é l’ultima chiara conferma di uno scontro in atto tra Consiglio della Sicurezza Nazionale (milli güvenlik kurulu) da una parte e partito islamico-moderato guidato da Erdogan dall’altro.
Uno scontro che certo non si è concluso ieri ma che sembra preannunciare una crisi ancora più profonda. Contro l’Akp, infatti, si è mosso negli ultimi mesi anche il capo della Corte di Cassazione che ha chiesto la chiusura del partito, l’interdizione di Erdogan, del presidente della Repubblica Abdullah Gul e altri 70 membri del partito di Governo dalla vita politica per almeno cinque anni. Radio Utopie ne aveva giá dato notizia. (1) Da quando Erdogan è al governo, l’inflazione è scesa all’otto per cento dopo essere stata per anni sopra il 100%, la crescita si mantiene largamente sopra il 5% da anni facendone un paese attraente per gli investimenti, la disoccupazione è scesa sotto il 10%, il reddito pro capite è salito a 9.900 $ dal maggio del 2006, il petrolio scorre nella pipeline Baku-Tblisi-Ceyhan portando ulteriori capitali nel paese. (2) Erdogan ha stanziato otto miliardi di Euro per sviluppare l’agricoltura nelle regioni abitate dai curdi, ha permesso canali televisivi multilingue spezzando cosí il tabú della “turchicitá” sancito dall’art.
301 della Costituzione, ha riformato la legge sulle fondazioni che permetterá alle Chiese Cattolica e Ortodossa di usufruire di privilegi aboliti da Kemal Atatürk. (3) La Tusiad, la Confindustria turca, una delle principali voci laiche del Paese, ha duramente criticato l’operato dei giudici, preoccupata anche delle ripercussioni che un’eventuale chiusura del partito di governo potrebbe avere sull’economia nazionale. (4) Difficile il ruolo dell’Europa: l’Unione Europea considererà qualsiasi decisione di proibire l’AKP come una violazione delle regole democratiche, e chiederà la sospensione dei negoziati di adesione con la Turchia. Fare questo sarà facile per l’Unione, poiché richiederà soltanto una decisione a maggioranza da parte dei paesi membri.
Tuttavia, in un secondo momento, se l’Unione Europea vorrà riprendere le trattative con Ankara, ciò richiederà un accordo all’unanimità, e qui sta il nocciolo della questione. Infatti, una cosa del genere potrebbe rivelarsi quasi impossibile, soprattutto perché gli avversari storici della Turchia, come Cipro, la Grecia, l’Austria e la Francia, potrebbero cogliere questa occasione per sbarazzarsi definitivamente dell’adesione della Turchia all’Unione. (5) Per il marito di Carla Bruni sarebbe un trionfo. Nelle ultime settimane l’Unione europea si è esposta molto per difendere le credenziali democratiche dell’Akp. A conferma dell’atteggiamento conciliante assunto dall’Europarlamento nei confronti di Ankara, solo tre deputati si sono espressi chiaramente contro l’adesione di Ankara, tutti militanti nelle file della destra populista: il polacco Sylwester Chruszcz, il danese Mogens Camre e il capodelegazione della Lega Nord Mario Borghezio. Questa in breve la situazione. Ma perché la scelta del velo islamico? Perché l’ossessione dello Stato laico sopra le parti che si trasforma in Stato persecutore di una parte?
Intanto perché quello dello stato laico sopra le parti è un mito che non esiste se non nel Matrix (6) che ci vogliono vendere. Lo Stato è il punto di incontro e di scontro di tutte le parti sociali, quindi di diritto anche di quelle rappresentate dalle confessioni. All’interno di questo, le varie forze in gioco cercano di buttare sul piatto della bilancia ogni possibilitá per ottenere il consenso necessario al governo. In questo contesto, alcune delle parti non rinunciano a rimestare nel fango dei sentimenti creati ad arte per raggiungere il proprio traguardo. Ad esempio con una campagna di terrorismo mediatico contro l’immigrato, lo straniero, il diverso.
(7) Oppure generando la paura di una Religione che sarebbe in grado di impadronirsi dei nostri cervelli e ci renderebbe incapaci di decidere secondo “ragione”. È stata anche la tesi ripresa da SS Benedetto XVI a Regensburg nel suo tentativo di mettere dei paletti fra Cristianesimo (Religione secondo ragione) e Islam (Religione della totale irrazionalitá). (8) Quindi non si rinuncia a mistificare il senso del velo islamico quale “simbolo” religioso e “oggetto” di sottomissione della donna in una societá monopolizzata da una Religione maschilista, confondendo e mescolando sapientemente aspetti sociali a dettami religiosi. Allora cosa ci disturba del velo islamico? La veritá é che le donne mussulmane portano il velo per coprirsi in pubblico dagli sguardi troppo penetranti degli uomini.
Allora la domanda è: come è possibile che la questione di un foulard in testa sia stata anche da noi ignorata per secoli ed ora tutti parlano e scrivono di una dimensione religiosa o addirittura politica di mezzo metro quadro di cotone? Come è possibile che, anche da noi, la classica libertá borghese di esprimere la propria personalitá attraverso il gusto della scelta dell’abito debba essere annullata di fronte al foulard se a portarlo sono giovani universitarie, insegnanti o dipendenti dello Stato? Chi vuole proibire alle donne di vestirsi come vogliono deve essere un barbaro. Portare un foulard o meno deve restare la libera scelta di ogni singola donna, in Turchia, in Italia o sulla luna. Difficile capire come mai ci si scagli a difendere il diritto di ogni velina o super-model di mostrare lati A e lati B del proprio corpo e ci si scandalizzi di fronte a donne che preferiscono la riservatezza. Di piú. Il foulard diventa Ragion di Stato e a scendere in campo non sono i Calderoli o i Borghezio di turno, ma Magistrati, Generali Parlamentari del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Quanta ipocrisia. Al di lá delle tattiche politiche nelle logiche descritte prima, c’è forse un elemento di invidia.
Invidia e disgusto nei confronti di chi non si conforma ai fondamenti di una societá sempre piú edonistica, sempre piú rivolta a trasformare i propri membri in macchine standardizzate al consumo e al consenso che si è impadronito, quello sí, dei nostri cervelli e ci rende impossibile decidere secondo ragione. Per chi marcia fuori del paradigma del laicismo c’è solo disprezzo, sberleffo, emarginazione, accusa. È la stessa tecnica di propaganda che portó all’olocausto: prima l’emarginazione poi l’esclusione dalle istanze civili per poi arrivare alla indifferenza o anche al consenso nel caso della “pulizia etnica”. È la stessa sorte che tocca oggi a Sinti e Rom sul territorio italiano. (9) Puó allora un popolo civile arrivare all’idea perversa di regolamentare con una legge se le donne possono o no portare un foulard? Una societá raffinata nei costumi dovrebbe ovviamente lasciare alle donne stesse la scelta. Ma ormai siamo avviati verso la strada del pensiero unico, deviare è abominio.
(1) http://www.radio-utopie.de/2008/04/06/il-paradosso-turchia/ (2) https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/tu.html#Econ (3) http://www.vaticanradio.org/it1/Articolo.asp?c=189776 (4) http://blog.panorama.it/mondo/2008/05/30/il-watergate-che-rischia-di-terremotare-la-politica-turca/ (5) http://www.arabnews.it/2008/05/28/la-dimensione-europea-della-crisi-turca/ (6) http://it.wikipedia.org/wiki/Matrix (7) http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-6/lettera-ricercatrice/lettera-ricercatrice.html (8) http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html (9) http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=94626
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