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Ancora Tibet
Von Daniel Neun | 22.März 2008
Il Tibet brucia e sul web infiamma la discussione.
La questione del Tibet è la storia di un invasore terribile che non lascia spazi di democrazia? Per altri la rivolta è pilotata da lontano per dare della Cina un’immagine negativa approfittando dell’attenzione dei media a pochi mesi dalle olimpiadi. Oppure una manovra di destabilizzazione nella strategia dell’accerchiamento americano della terra di mezzo. Il Dalai Lama chiede con insistenza un’inchiesta internazionale per sapere come e da chi sono cominciati gli incidenti e minaccia il suo popolo con le dimissioni se non cesseranno le violenze. Vedi anche qui sotto l’articolo: “Difficoltá di interpretazione della Storia”.
Alcuni amici di Radio Utopie mi hanno scritto…
Harun Abdel Nur ha scritto:
Assalamualeikum!
Per un Tibet libero e autonomo!
Contro il genocidio spirituale e culturale del popolo tibetano!
Darshan: l’abbraccio dell’amore divino effuso da Amma!
Bismillah ar-rahmani ar- rahim!
Allah akbar!
Wassalamualeikum
Harun Abdel Nur!
Franco ha scritto:
Ciao Stefano, non ho cose particolari da commentare, od almeno cose che non siano già state scritte e dette riguardo questi soprusi.
Mi resta nel cuore l’amarezza di vedere un mondo (perché non è solo il Tibet) dove, da una parte ci sono i singoli o i gruppi di “pazzi” che ancora credono, nonostante tutto e al di sopra di razze, fede politica e religioni , nella pace, nella fratellanza, nell’amore … e dall’altra i poteri (economici, politici, religiosi) che non perdono occasione per sopravaricare i più elementari diritti delle persone, il tutto per i loro sporchi giochi e fini di potere. Non riesco proprio a capire come nella mente di una persona, non possa trovare posto l’immagine dell’altro, come il riflesso di se stesso, con gli stessi diritti, sentimenti, pulsioni …
“…e ancora tuona il cannone, ancora non è contenta, di sangue la belva umana, e ancora ci porta il vento…”
- IN -
Abkhazia (Georgia), Aceh (Indonesia), Afghanistan, Algeria, Angola, Birmania, Burundi, Chiapas, Cecenia, Colombia, Congo Brazzaville, Costa d’Avorio, Eritrea Etiopia, Filippine , Iraq, India, Irlanda del Nord, Kashimir, Kurdistan, Liberia, Molucche Macedonia, Madagascar, Medio oriente, Nepal, Nigeria, Paese Basco, Papuasia Occidentale, Repubblica Centrafricana, R.D.Congo,
Ruanda, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Tibet, Uganda, …
… e a Bolzaneto (GE)
un abbraccio
Franco
Kuda ha scritto:
La Cina non viola più i diritti umani, ma massacra i tibetani.
Come ogni anno, gli Stati Uniti compilano la loro lista nera di Stati-canaglia. Corea del Nord, Birmania, Iran, Siria, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Uzbekistan, Eritrea e Sudan. Ma, a sorpresa, scompare la Cina. A sei mesi dalle Olimpiadi di Pechino che dovevano essere l’occasione per dimostrare l’attenzione cinese ai diritti umani, Bush li assolve in anticipo. E dire che Amnesty, come tante altre associazioni, continua a pubblicare rapporti su rapporti.
La risposta grata della Cina non si è fatta attendere: la manifestazione pacifica dei monaci buddisti del Tibet viene repressa nel sangue, “I morti sono centinaia, e le strade sono piene dei cadaveri dei dimostranti su cui la polizia cinese e le forze speciali hanno aperto il fuoco”.
Notizie confuse e contraddittorie continuano ad arrivare dal Tibet, come sempre accade quando le voci devono filtrare attraverso le maglie di una pesantissima censura come quella imposta dal governo cinese. Quel che è certo, è che la strategia di Pechino nell’affrontare le rivolte popolari è cambiata. Nello Xingjiang, la regione ai confini con l’Afghanistan dove a ribellarsi è la popolazione musulmana, si utilizzano gli idranti per sedare le proteste. In una zona dove la temperatura può arrivare a 12-15 gradi sotto lo zero la folla viene circondata, inzuppata e lasciata congelare in strada in modo da attribuire i decessi alle rigide temperature, in Tibet si spara ad alzo zero per le strade.
http://www.kuda.tk/
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